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Una forma di devozione popolare, antichissima e molto diffusa, è il cosiddetto "ex voto", una delle tante e variegate espressioni della nostra cultura e non solo. La locuzione latina ex voto, tradotta letteralmente, significa "a seguito di un voto". Veniva usata per indicare un oggetto offerto in dono ad una divinità. L'espressione completa è "ex voto suscepto", cioè per voto fatto. Questa pratica, comune, in differenti forme, a molte religioni, è un impegno che il credente assume nei confronti della divinità purché la stessa ne esaudisca le richieste, ovvero un ringraziamento per una grazia ricevuta.
È una delle tante eredità della cultura e della devozione popolare sopravvissute ed anzi assorbite dal Cristianesimo. Proprio in quanto carichi di allusività, densi di significati che ineriscono anche al piano simbolico, gli oggetti possono costituire mezzi perché si articoli il linguaggio rivolto alla Divinità, ponte tra il caduco e l'Eterno, tra la precarietà umana e la divina onnipotenza.
Un po' in ogni parte d'Italia ci sono santuari o chiese piene zeppe di ex voto, sovente in lamina d'argento (i cosiddetti "lamierini"), ma non mancano grucce, sandali, badili, catene, trecce di capelli, modelli di barche, abiti da sposa. In altri casi (come ad esempio al Santuario della Madonna dell'Arco a S. Anastasia, in provincia di Napoli | Home Page | |