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Lampascione soggetto

Maschere

Maschere

Quando avevo 16 anni desideravo più di ogni altra cosa averne 18. Era l’età minima per poter ottenere la patente e, seppur non avevo nessuna possibilità di acquistare un’auto, avere la patente mi faceva sentire pronto a tuffarmi nel mondo dell’indipendenza.
Ricordo che nei pomeriggi in cui disponevo di tempo libero mi recavo da un mio conoscente che aveva un’attività commerciale. Questi, in cambio di alcune commissioni, mi elargiva delle mance che mi tornavano utili, ma il vero motivo che mi spingeva ad andarlo a trovare non era principalmente per guadagnarmi qualcosa ma per approfittare della sua “distrazione” per mettere in moto la sua fiat 600 e fare dei piccolissimi giri di pratica.
Naturalmente ero estremamente attento ad ogni cosa, ripetevo mentalmente i passaggi da fare e facevo molta attenzione a non accelerare oltre il dovuto per non farmi scoprire.
Le prime guide si sa sono molto tese, non si ha il giusto controllo fra freni e frizione, si ha paura di frenare troppo o troppo poco, insomma sapete cosa succede, anche voi suppongo avete avuto più o meno le stesse mie emozioni.
Oggi invece, a distanza di molti anni, mi rendo conto che il più delle volte e la macchina che mi conduce a destinazione. Guido senza rendermi conto che sto guidando, eseguo ogni operazione automaticamente senza un minimo di emozione.
E come avere internamente una specie di pilota automatico che sa come reagire e comportarsi. Guidare ormai è diventato un gesto automatico, come camminare, mantenere l’equilibrio sulla bicicletta o qualsiasi altro gesto che impariamo in questa vita.
Quindi quando impariamo bene una cosa e come se quella cosa fa parte di noi. Abbiamo imparato automaticamente a controllarla.
Questo succede per ogni cosa. Analizziamo, assimiliamo ed infine immaganizziamo nel profondo della nostra memoria le nozioni imparate per usarle all’occorrenza.
Ora fai lo stesso confronto con te stesso. Quante maschere hai imparato ad usare automaticamente in questa vita? Riflettici un attimo. Prendi una giornata qualsiasi ed analizza il tuo comportamento.
Credi che sia uguale con tutti? Quando la mattina esci di casa assonnato e leggermente depresso o preoccupato perché ti aspetta una lunga giornata di lavoro o di studio, se nel tuo cammino incontri il tuo antipatico vicino di casa indosserai automaticamente la maschera dell’indifferenza o peggio. Se pochi metri dopo invece incontri una bella ragazza, subito cambierai maschera per indossarne una simpatica e maliziosa. In ufficio o a scuola se incontri un compagno palloso avrai pronta la maschera di quello indaffarato. Con l’insegnante che ti interroga sicuramente avrai quella del “ho studiato ma ora non ricordo”.
Con il capo ufficio quella ossequioso alla “fantozzi”, mentre un tuo inferiore di grado, forse, neanche lo vedi.
Maschere, tante maschere che si alternano in automatico e che molti di voi faranno fatica ad ammettere di usare. Che maschera hai con tua moglie? E con tuo marito? E con la tua amichetta? Non mi dire che sei sempre uguale, cioè a me puoi dire quello che vuoi, tanto non ti ascolto, ma a te stesso cosa dici! Se siamo attenti noteremo chiaramente le maschere del nostro prossimo, più difficile invece è vedere le nostre, d'altronde siamo stati plasmati così e non è certo facile cambiare.
Crediamo di essere liberi, ma non siamo liberi di nulla neanche di pensare. La maggior parte dei nostri pensieri non sono neanche nostri, appartengono alla scuola, alla chiesa, alla politica, allo sport, alla televisione, al cinema, agli amici, ai genitori ed ai genitori dei nostri genitori. Ma seppur prendiamo coscienza di ciò, non è certo facile liberarsi di un comportamento che si e instaurato automaticamente anno dopo anno nel nostro modo di essere.
In questa vita, vivere senza maschere significa isolarsi dal mondo, condannarsi ad una vita randagia, ad una vita colma solo di solitudine, ad uno stato a metà strada fra pazzia e beatitudine.

Terza Età - di Antonio Narciso