Lampascioni. Coltivare lampascioni. Proprietà dei lampascioni. Ricette a base di lampascioni. Lampascione significato
how to design a website

Lampascione soggetto

Chi sono

Chi sono

Già, chi sono? La domanda più pensata in assoluto da ogni essere umano. Tutti, prima o poi, ci chiediamo chi siamo. Tu sai chi sei? Hai trovato una risposta? Evidentemente no altrimenti saresti la persona più famosa al mondo o no! Forse sai chi sei e proprio per questo non cerchi di farti pubblicità perché sai che non è importante essere importanti.

Chi siamo? Credo che siamo copie, copie di copie, di copie. Puoi girare il mondo intero, confrontarti con ogni razza, con ogni credo o filosofia di vita ma, con piccolissime e poco significanti differenze, scoprirai che il contadino cinese è uguale a tutti gli altri contadini in ogni parte del mondo, cosi come l’operaio, il commerciante, il medico, il politico, la prostituta, l’insegnante. Ci siamo divisi per convenienza o per emarginazione, ma siamo divisi. Siamo divisi per sesso, per età, per condizione economica, per credo politico, per la fede e nella fede, per lavoro, per vizi, per gusti, per hobby.

Siamo divisi in ogni piccolo dettaglio.
Ma non siamo solo divisi, siamo divisi e razzisti. Molti, ancora oggi, sono convinti che essere razzisti significa odiarsi fra razze. La realtà è ben diversa, tutti noi siamo razzisti.
Sono razzisti i ricchi verso i poveri e i poveri verso i ricchi. Sono razzisti le persone di destra verso i quelli di sinistra e quelli di sinistra verso quelli di destra. Sono razzisti i religiosi di una fede verso i religiosi di fede diversa e viceversa.

Sono razzisti i tifosi di una squadra verso i tifosi di un’altra squadra e viceversa. E cosi all’infinito.
Ogni partito, ogni religione, ogni attività lavorativa, ogni sindacato, ogni categoria, lotta per prevaricare sugli altri, e seppur razzisti non ti sembra la parola appropriata, seppur sono d’accordo che il termine più corretto non sia razzismo ma altro, il risultato non cambia.
Odiamo i diversi, odiamo o mal sopportiamo quelli che non la pensano come noi. Ci nascondiamo dietro belle parole come democrazia e libertà, ma ci sentiamo soddisfatti solo quando il nostro “clan” prevarica sugli altri. Non si sciopera MAI per migliorare le condizioni di vita di tutti, ma solo per migliorare quelle della categoria a cui apparteniamo.

Dimmi che lavoro fai, quanti soldi hai e la tua età e ti dirò chi sei, quello che pensi e come vivi. La cosa sorprendente e che funziona quasi sempre.
Se un operaio diventa imprenditore nel giro di pochi mesi si trasforma in un perfetto imprenditore. Cancella - specialmente se gli affari vanno bene - completamente il suo passato di operaio e le sue rivendicazioni, modificando in poco tempo convinzioni e stile di vita.
Naturalmente ci sono delle eccezioni, poche, ma ci sono. Eccezioni a parte tutti siamo pronti a scendere dalla nostra barca e salire su di un’altra se le circostanze sono favorevoli.
Come dici? Non ti risulta? Sono contento per te, evidentemente devi ancora formarti in questa vita, devi raggiungere ancora il tuo obbiettivo e credi sinceramente di rimanere fedele a te stesso. O sei una eccezione.

Anch’io, qualche anno fa, ci credevo, credevo di poter cambiare la società. Credevo a quei milioni di esseri umani che protestavano insieme a me per un mondo migliore. Credevo che da adulti avremmo liberato questo mondo dalle caste e dalle ingiustizie. Credevo che avremmo dato dignità ad ogni essere umano, che avremmo migliorato le condizioni di vita di ogni essere vivente.
Eravamo in tanti, allora, a crederci, eravamo sicuri e decisi che avremmo cambiato le regole, che mai più divisioni fra esseri umani, mai più guerre, fame, ingiustizie, miserie, disperazione avrebbero dominato il nostro mondo.

Pian piano si cresce, la fidanzata, il lavoro, l’auto, la casa, i figli, il denaro e tutto torna come prima. Oggi, chi detiene il potere politico, economico, sociale, industriale, commerciale, ideologico, culturale e spirituale di questo mondo sono gli stessi che avevo al mio fianco 36 anni fa. Gli stessi che lottavano fianco a fianco contro un sistema insulso di società. Gli stessi che credevano che una società più giusta fosse possibile. Gli stessi che pensavano di cambiare i valori distorti di allora. Gli stessi che cantavano “mettete dei fiori nei vostri cannoni”.

Siamo unici è vero, come merde siamo unici. Chi siamo! Siamo il risultato di questa società. Se la società è malata anche noi lo siamo, siamo i suoi figli, ci siamo formati nel suo ventre, ci siamo nutriti della sua linfa, abbiamo studiato nelle sue istituzioni, siamo cresciuti sotto la sua tutela.
Quanto spreco di intelligenza, di energie, di risorse e quanta confusione.

Chi siamo? Siamo esseri confusi, smarriti, persi. Sosteniamo concetti non nostri, crediamo alle favole, agli astri, alle carte, ai talismani, preferiamo vivere perennemente nell’illusione. Crediamo di essere unici ma se ci guardiamo un po’ intorno ci accorgeremo di avere migliaia di sosia (non fisicamente parlando), migliaia di esseri che vestono come noi, che mangiano come noi, che hanno i stessi nostri gusti, che amano le stesse nostre canzoni, che hanno le nostre stesse emozioni, che vivono le nostre stesse illusioni. Migliaia di persone che vivono nel loro orticello, spesso ignorando se non ostacolando l’orticello degli altri. Migliaia di persone che hanno smarrito la strada, che si sono fermati ad osservare i colori delle vetrine, confondendole con i colori della vita.

Sappiamo che questo sistema non ci porterà lontano. Sappiamo che per alimentarlo abbiamo bisogno di fame ed ingiustizie, di guerre e carestie, di distruzione ed indifferenza, ma continuiamo ad alimentarlo.

Chi siamo? Non lo so. Chi sono io? Non lo so. E tu?