Il Ministero della Salute

Il Ministro della Salute ribadisce il no all'eutanasia. In margine alla sentenza di assoluzione dell'ingegnere di Monza che quattro anni fa staccò il respiratore alla moglie, il Ministro chiarisce che bisogna distinguere fra lo stato di coma e la morte cerebrale. Un'attività cerebrale anche minima non autorizza infatti nè all'eutanasia, nè ad alcuna forma di suicidio assistito. Solo in caso di morte cerebrale si può giustificare la scelta di sottrarre il malato all'accanimento terapeutico.
"L'unico lato positivo di questa vicenda - ha dichiarato Sirchia - è che ci obbliga a confrontarci con il capitolo delle cure estreme, dove troppo spesso la prassi si sostituisce alla legge e medici e giudici si trovano a dover prendere il posto del legislatore".
E' necessaria una legge che intervenga a regolamentare l'impiego di cure che prolungano artificialmente la vita. Il Ministro prospetta l'istituzione del cosiddetto testamento biologico (living will), una scheda formale sulla quale registrare, come per la donazione di organi, in una fase antecedente a quella terminale o di incoscienza, la propria volontà di continuare o meno ad essere curati. Il documento dotato di valore giuridico permetterebbe ad ognuno di esprimere la propria volontà circa le terapie da accettare o rifiutare in caso di incoscienza.
"Mettere fine all'accanimento terapeutico è un diritto del malato" - così Sirchia salvaguarda il diritto alla libertà di scelta di ciascuno - . Tutti con il testamento biologico, definito anche "direttive anticipate", si riapproprierebbero della libertà di scelta, evitando che a decidere siano i familiari. Se il modello del living will avesse trovato anche in Italia infatti, come in diversi paesi occidentali, adeguata formalizzazione in una legge, la scelta di sospendere le cure non sarebbe spettata all'ingegnere di Monza, ma alla moglie stessa.

Ciascuno ha il diritto di chiedere l'interruzione dei trattamenti laddove sia accertata l'inefficacia delle cure, ma non di chiedere di essere ucciso. Il Ministro ribadisce la sua contrarietà al suicidio assistito e all'eutanasia, perché - dichiara - "non si può mettere in discussione il principio della vita".

Il testamento biologico, il cui modello è importato dagli Stati Uniti, servirebbe nel nostro paese a regolamentare le forme di accanimento terapeutico, già condannate nel Codice deontologico dei medici. Fra queste Sirchia non ritiene che debba rientrare la rianimazione, che considera piuttosto un "obbligo terapeutico".

Queste le modalità con le quali l'Italia è pronta a mettere in atto le indicazioni del Consiglio d'Europa espresse dalla Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina di Oviedo (art. 9) già sottoscritta il 4 aprile 1997 e ratificata dal nostro Paese con la Legge 145 del 28 marzo 2001. 

(Redazione Ministerosalute.it - aprile 2002)