Scritto il 11/07/2006 da Umberto Veronesi
Il Consiglio Nazionale del Notariato ha accolto la proposta di istituire un Registro per il Testamento Biologico.
Il testamento è un documento di 28 righe, nel quale, dopo aver indicato i propri dati e nominato un fiduciario, ogni adulto in grado di intendere e di volere che desidera rifiutare l’accanimento terapeutico sottoscrive una breve dichiarazione. Al fiduciario spetterà il compito di informare i medici dell’esistenza della carta di autodeterminazione autenticata dal notaio.( Il sigillo del notaio, che per legge è tenuto a valutare la sanità di mente della persona che rilascia la dichiarazione, è garanzia di validità del testamento). Una validità che è etica più che legale. Non esiste infatti una legge specifica in base alla quale il medico che non applica le volontà espresse nel testamento biologico possa venire perseguito penalmente. Tuttavia la Convenzione sulla Biomedicina, firmata a Oviedo nel 1997 e ratificata dall’Italia nel 2001, obbliga il medico a tenere in conto le indicazioni del malato. La delibera del Consiglio Nazionale del Notariato è stata inviata ai 5 mila professionisti iscritti all’albo. Per sapere quali sono i notai italiani che hanno aderito all’iniziativa, è possibile consultare gli elenchi predisposti dai consigli locali dei notai (www.notariato.it). La copia originale del testamento sarà consegnata al privato e un’altra verrà conservata in un registro telematico speciale, il cui prototipo dovrebbe essere pronto dopo l’estate. Il prossimo passo verso una regolamentazione definitiva del testamento biologico sarà una proposta di legge specifica, che verrà presentata da un comitato indipendente creato dalla Fondazione Veronesi e formato da esperti nelle discipline giuridiche, filosofiche e bioetiche, apolitico e apartitico. Questo perché la legge sia al riparo dalle strumentalizzazioni di uno schieramento politicamente definito. Il testamento biologico non appartiene a nessun partito, ma è figlio di una corrente di pensiero favorevole al principio dell’autodeterminazione, che sente il bisogno di riappropriarsi delle scelte circa la propria vita anche nella fase finale.
È tempo che, dopo molti Paesi europei e gli Stati Uniti, anche l’Italia si conformi a questo vasto movimento d’opinione popolare.