pregiudizi e luoghi comuni

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fiore

Numerosi sono i pregiudizi ed i luoghi comuni che fanno si che l'idea della cremazione trovi ancora nel nostro paese difficoltà ad affermarsi.
Il più importante è quello religioso. A tale proposito è bene sapere che nel 1963 Papa Paolo VI, con apposita bolla, dichiarò la libertà della pratica cremazionista, perché “non tocca l'anima, e quindi non impedisce all'onnipotenza divina di ricostruire il corpo”, e nel 1968, con il decreto "Ordo Exsequiarum", la S. Congregazione per il Culto Divino stabilì definitivamente la concessione del rito e delle esequie cristiane a coloro che avessero scelto la cremazione, pur riconfermando il rispetto per il patrimonio del passato a proposito della sepoltura dei cadaveri.
Anche la Chiesa Valdese, come pure le altre Chiese cristiane evangeliche, sono sempre state favorevoli alla cremazione.
Per ragioni di scaramanzia e superstizione. Si vocifera che la cremazione è un procedimento terribile. In particolare, ciò che spaventa più di ogni altra cosa e la paura di essere bruciati ancora "vivi" (morte apparente), come se finire "vivi" sotto due metri di terra è più piacevole. Superstizioni, naturalmente, che non corrispondono alla realtà e che non hanno nessun basamento scientifico.
Sulla maturità culturale raggiunta. Sebbene ognuno sa che il corpo, per inesorabile legge della natura, è destinato a dissolversi qualsiasi sia la scelta compiuta, inumazione o incenerimento, preferisce, per un'inconscia convinzione di "naturalità" essere tumulato, illudendosi che così facendo non infrange le regole della natura che - da sempre - seppellisce i suoi morti sotto terra.

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lampascione

Ci sto lavorando. Abbiate pazienza. Queste cose si fanno con molta calma. Perché correre.
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