Premessa

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pagliaccio

Partendo dal principio che ogni cosa nella nostra vita è stata pensata, ideata, impostata, regolata, legiferata e inculcata a noi tutti nella convinzione di agevolarci la vita (QUESTO è VERO), ma anche per agevolare e arricchire alcune categorie (è vero anche questo), mi sono chiesto:
Visto che mi rimane ben poco da scegliere su come vivere (ma confesso che non è facile scegliere), ameno potrò decidere come morire?

Ebbene, ho studiato un po' la materia, mi sono documentato su quello che ritengo bisognerebbe sapere, giusto per non trovarci all'improvviso, come purtroppo sempre accade, impreparati e succubi di tanti lupi che ingozzano sulle nostre necessità.
Naturalmente posso aver dimenticato qualcosa e ti invito, per un fine umanitario, ad arricchire questo spazio con la tua esperienza. Il mio fine, credimi, NON è speculativo, ma puramente informativo.
E pur vero che un giorno dovremo morire, ma almeno avremo la soddisfazione, se così si può dire, di aver programmato noi le nostre ultime volontà.
Con l'augurio naturalmente di una vita sana, lunga e felice, ti saluto e di dico: Pace agli uomini di buona volontà.
Per ulteriori informazioni scrivimi: antonio@lampascione.it

Il diritto

fiori

Il diritto di ogni persona ad accettare o rifiutare i trattamenti sanitari, proposti dai medici, è riconosciuto espressamente dall’articolo 32, secondo comma, della nostra Costituzione, secondo il quale «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge».
La Convenzione europea di Oviedo del 1997 sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, resa esecutiva dalla legge 28 marzo 2001, n. 145, ha riaffermato all’articolo 5 che qualsiasi intervento medico effettuato senza il consenso della persona deve ritenersi illecito.
Anche il Codice di deontologia medica, nell’ultima versione del 1998, afferma all’articolo 34 che il medico «deve attenersi, nel rispetto della dignità, delle libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona».
La Chiesa cattolica sin dal 1957 (Papa Pio XII) ha affermato che «non c’è obbligo morale di usare mezzi straordinari nel caso di pazienti sofferenti gravemente o privi di sensi ad allungare la loro vita».
Con le dichiarazioni anticipate ogni persona può dare disposizioni sui trattamenti sanitari cui vuole o non vuole essere sottoposta e tali disposizioni, vincolanti per il futuro a meno che non vengano revocate, rimangono valide anche nel caso in cui la persona perda la sua capacità naturale o, comunque, non sia più in grado di esprimere la sua volontà.